Dal bonus asilo alle vacanze per i figli

Dal bonus asilo alle vacanze per i figli

Così le aziende aiutano le famiglie

Tra le grandi imprese si moltiplicano le iniziative di welfare estese al coniuge e ai figli dei dipendenti. Perugina ha un nido aziendale, Ferrero e Luxottica un contributo per gli eredi in caso di decesso del loro caro. Ma nelle Pmi questi programmi sono ancora l'eccezione

ROMA - Dal maggiordomo aziendale, che sbriga pagamenti e burocrazie varie, ai contributi per l'asilo nido. Dalle vacanze gratuite per i figli, al bonus per gli eredi in caso di decesso. Se in Italia il welfare di Stato molto poco alle famiglie (6,5% della spesa pubblica contro una media europea dell'8,7%), ora ci provano le aziende, o almeno quelle più strutturate e lungimiranti, a colmare questo vuoto. Con una serie di elementi accessori alla retribuzione, spesso contenuti nei contratti integrativi, che guardano non solo ai bisogni del singolo dipendente, dalla formazione alla palestra, ma anche a quelli dei suoi cari.

Un recente studio dell'Ires ha mostrato che il 92,5% delle grandi aziende italiane prevede una qualche forma di intervento di welfare a vantaggio dei dipendenti. Per la stragrande maggioranza però si tratta ancora di prestazioni "tradizionali" come la previdenza integrativa o un fondo sanitario, magari esteso ai familiari. Per questo l'iniziativa adottata dalla storica azienda casearia Zané, 500 dipendenti tra il Vicentino e la Repubblica Ceca, emerge come un'eccezione: come raccontato da Repubblica, l'amministratore delegato Roberto Brazzale ha deciso di concedere a ogni dipendente che avrà un bambino, padre o madre che sia, una mensilità netta in più per rispondere alle prime spese per il nuovo nato. A patto che quel dipdnente sia assunto da almeno due anni e resti in azienda per i successivi due. 
 
Senza dubbio la volontà di trattenere personale qualificato e quella di creare un clima di lavoro più favorevole sono le molle che spingono molte aziende a intraprendere programmi di questo tipo, insieme ai benefici fiscali che li incentivano. Non a caso in Italia le aziende più avanti in questo senso sono quelle più grandi e internazionalizzate, come Ferrero e Luxottica. I due marchi del made in Italy, oltre a vari servizi di supporto alle famiglie, hanno di recente varato una misura simile: un sostegno economico che in caso di decesso di un dipendente finisce alla famiglia. Quello dell'azienda di Alba serve a garantire ai figli che studiano la sicurezza economica fino a 26 anni di età, quello di Luxottica è un contributo di 30 mila euro per gli eredi legittimi, che può salire a 70 mila se sono minori, studenti, o se è attivo un mutuo sulla prima casa. 

Guardando poi ai figli piccoli, diverse grandi imprese italiane, in particolare quelle che hanno una grossa componente di collaboratrici donne, hanno deciso di aprire un nido aziendale: Nestlè lo ha istituito alla Perugina, ma ce l'hanno anche la Ferrari a Maranello e alcune banche come Unicredit e Intesa. Ikea offre fino a quattro mesi di congedo parentale pagato, Diasorin ha erogato ai dipendenti un bonus da 900 euro nel triennio che può essere usato anche per l'istruzione dei figli. Findomestic ha deciso di estendere anche alle famiglie meno tradizionali, come quelle di conviventi non sposati, le polizze sanitarie e i contributi asilo. La solita Luxottica due anni fa ha offerto ai ragazzi dei suoi lavoratori una settimana di vacanza gratuita al mare.

Fin qui le grandi aziende. Molto visibili, ma comunque un'eccezione nel panorama del lavoro italiano. Scendendo di scala nel nostro sistema produttivo, tra le migliaia di medie, piccole o piccolissime imprese che ne costituiscono il nocciolo duro, i servizi di welfare si diradano, come mostra l'ultima edizione di Welfare Index Pmi. I programmi di formazione per i dipendenti restano diffusi (64% dei casi), come pure le assicurazioni (53%), in una manciata di casi (1,5%) estese anche agli altri componenti della famiglia. La flessibilità degli orari però diventa una rarità (15,8% delle aziende con meno di 250 dipendenti), gli asili aziendali (0,4%) e il telelavoro (1,8%) spariscono, i contributi per nido e baby sitter sono assenti. 

Un problema strutturale visto che molti di questi incentivi nascono con la contrattazione territoriale e decentrata, rara nelle piccole imprese. L'ultima legge di stabilità ha previsto nuovi incentivi in questo senso, oltre che una proroga fino al 2018 del voucher baby sitter, cioè la possibilità per la madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo e entro i successivi undici mesi, un buono da 600 euro per l'acquisto di servizi di babysitteraggio o asilo nido. Una goccia nell'oceano però, in attesa di una rivoluzione culturale che in molte imprese deve ancora arrivare. 

Tratto da Repubblica.it

 

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